Vuoi scoprire quanto puoi amplificare davvero il tuo sentire in meditazione usando i fiori di Bach?

Meditare con i fiori di Bach è molto più di quanto credi
e hai sperimentato fino ad ora.

L’elemento mancante per sperimentare una meditazione completamente coinvolgente è qualcosa che non immagini.

Qualcosa che rivoluzionerà totalmente tutto ciò che credevi di sapere e hai sperimentato fino ad ora.

Che tu sia agli inizi o sia un esperto non cambia.

Ci sono porte che non puoi forzare se non sei in possesso della giusta chiave di ingresso.

Per quanto tu vada in profondità a un certo punto, se non hai gli strumenti giusti, devi riemergere perché la pressione è troppo forte.

Esattamente come avviene a un sub che vuole scoprire i misteri delle acque più profonde.

Per quanto il suo fisico sia allenato, senza la giusta attrezzatura e preparazione ad usarla, morirebbe se non riemergesse dalle acque.

La meditazione, quella più antica e vera, può condurti a esplorare mondi sommersi di cui nemmeno immaginavi l’esistenza.

È un’esperienza ben più intensa e totalizzante di ciò che molti credono.

Pochissimi possono dire di essere riusciti davvero a sentire una connessione autentica con sé stessi e le energie che governano il tutto anche dopo anni di pratica ed esperienza.

Seduti a meditare anche otto ore al giorno.

Con le ginocchia indolenzite e i morsi della fame e della sete.

Persone straordinarie, con una predisposizione spirituale e un’energia innata fuori dal comune.

 Il Buddha per esempio.

Ma non siamo tutti come il Buddha.

E c’è anche da dire che i ritmi della vita odierna rendono proibitivo isolarsi sotto un albero di fico per vent’anni per raggiungere la completezza e comprensione interiore.

Per questo, sempre più spesso, la meditazione diventa una pratica superficiale che viene praticata perché in fondo è anche un po’ di moda o perché sentiamo un vuoto che non sappiamo come riempire e gli insegnamenti tradizionali ci hanno deluso.

Qualcosa da fare giusto per illudersi di nutrire la parte interiore e non cedere al materialismo sfrenato che ci circonda.

La meditazione profonda è altra cosa.

E probabilmente non ci sei mai arrivato neanche vicino.

Ti sei goduto un panorama bidimensionale sbiadito in bianco e nero, quando avresti potuto vivere un’esperienza trasformativa di una completezza inimmaginabile, fatta di tutti i colori dello spettro delle emozioni e sensazioni umane.

Così vivide e reali da poterle vedere, sentire, toccare.

Perché quanto senti davvero, tutti i sensi sono coinvolti.

Ognuno a suo modo.

C’è chi sente l’odore delle proprie emozioni.

L’odore della paura, della rabbia, della frustrazione, dell’accoglimento, dell’accettazione, della gentilezza.

C’è chi lo sente sulla pelle come un brivido o un tocco caldo.

E tutto questo è ottenibile o isolandoti a meditare per i prossimi trent’anni, per diventare un Buddha, oppure avendo a tua disposizione il più grande strumento di amplificazione che esista.

I fiori di Bach.

Ma cosa c’entrano i fiori di Bach con la Meditazione?

La meditazione restituisce i migliori risultati con la pratica costante.

Soprattutto nella meditazione di derivazione buddista che ha dato vita alla Mindfulness, in cui l’ascolto delle sensazioni corporee è la porta per l’accesso ai mondi sottili la pratica è fondamentale.

Nella meditazione di ascolto, con la pratica costante, ogni sensazione si intensifica grazie all’ascolto prolungato e diventa più chiara, più delineata, è un allenamento che ti rende capace di immense profondità.

Il presupposto della pratica è il tempo.

Più tempo hai a disposizione, più pratichi, più diventi capace di sentire.

Ma se non sei un monaco buddista che vive in contemplazione su una montagna, far coincidere la pratica meditativa con gli impegni quotidiani ed ottenere risultati efficaci, spesso è più simile a uno slalom in cui devi cercare di non prendere le bandierine in piena faccia.

Ero proprio ad un ritiro di meditazione Vipassana quando ho pensato per la prima volta di amplificare il sentire, mettendo i fiori di Bach nell’ombelico durante la meditazione.

Da qui nasce la Floriterapia Transpersonale Evolutiva, il mio metodo unico e brevettato, che consiste nella meditazione associata all’uso di Fiori di Bach, selezionati e scelti con cura, da mettere nell’ombelico.

Cosa sono in realtà i fiori di Bach?

I fiori di Bach non sono rimedi omeopatici perché non vengono realizzati seguendo i canoni per la medicina omeopatica, anche se Bach era un noto medico omeopatico.

Quando Edward Bach scelse di abbandonare l’omeopatia in favore della scoperta dei rimedi che portano il suo nome, sapeva bene cosa fosse l’omeopatia, l’aveva praticata per anni, quindi decise di andare oltre.

Aveva capito che ogni cosa creata emana una vibrazione.

La vibrazione è presente in ogni fenomeno e Bach, una mattina, guardando la rugiada sui suoi fiori, capisce che può raccogliere l’acqua permeata dalle vibrazioni del fiore e farne un rimedio.

Si incammina così per le campagne a scegliere quelli che saranno poi 38 fiori, ovvero 38 qualità dell’anima, 38 vibrazioni corrispondenti ad altrettanti stati.

La rabbia, l’attaccamento, la colpa, il senso del dovere, le varie forme di paura, l’impazienza, la violenza, l’apatia, etc.

Il punto è che Bach sosteneva che il fiore trasmette a chi lo assume la qualità più alta dell’energia della pianta che corrisponde allo stato vibrazionale che cura quell’emozione negativa.

Se tu assumi i fiori di Bach quindi, introduci in te il rimedio alla rabbia, all’attaccamento, alla colpa, al senso del dovere, etc.

I fiori di bach sono quindi 38 vibrazioni sotto forma liquida che se assunte favoriscono la normalizzazione di questi stati.

Ma come agiscono davvero i fiori di Bach?

Bach ha sempre sostenuto che i suoi preziosi fiori agissero stimolando la naturale capacità dell’essere umano di riequilibrare sé stesso.

E in effetti è così.

Avendo alle spalle molti anni di floriterapia posso candidamente ammettere che i fiori con la loro vibrazione ti inviano un suggerimento, non certo un ordine.

Infatti nella mia lunga carriera, non poche volte mi sono trovato di fronte all’opposizione delle persone che non vogliono cambiare e che quindi cercano mille modi per far si che il messaggio dei fiori non arrivi all’anima.

Semplicemente smettono di assumerli.

E siccome ognuno è dotato del libero arbitrio, io ho sempre accolto la volontà di chi ha scelto di interrompere la terapia.

Quello che accade però – se vai oltre – è che ti accorgi che le tue resistenze sono le tue inclinazioni nascoste.

Che i tuoi problemi contengono già le soluzioni, che le emozioni negative sono in realtà emozioni positive di cui non cogli il senso.

Il punto è che guardi la vita sempre e solo dal tuo strettissimo punto di vista.

Quando cambi invece, sei tu a cambiare, non il mondo.

Quando cambi, sei tu che trasformi il tuo punto di vista e finalmente arrivi nel luogo in cui volevi essere.

Perché la scelta di mettere i fiori di Bach nell’ombelico?

I motivi per cui ho scelto di mettere i fiori di Bach nell’ombelico prima di praticare la meditazione sono principalmente tre:

L’ombelico veicola le dimensioni emozionali.

L’ombelico è ciò che rimane dopo il taglio del cordone ombelicale che non è solo il mezzo di trasmissione del nutrimento fisico dalla madre al figlio, ma soprattutto di quello di natura emotiva.

Tutti quanti ormai sappiamo che il nutrimento emotivo che assumiamo condiziona la nostra vita in modi impensabili fino a qualche anno fa.

L’esperimento del riso di Masaru Emoto dice chiaramente che il tipo di parole, di linguaggio ed espressioni che utilizziamo influenza la nostra vita.

Ma non solo.

Anche il modo con cui ci rivolgiamo agli altri e le intenzioni ed emozioni che guidano le nostre comunicazioni influenzano la nostra vita.

Masaru Emoto ha compiuto molti studi sull’acqua.

Il processo era relativamente semplice.

Prima l’acqua veniva esposta a un messaggio, a una parola, poi veniva congelata e veniva scattata una fotografia dei cristalli congelati.

Se l’acqua veniva sottoposta alla parola “Amore”, i suoi cristalli erano ben formati in un disegno oggettivamente bello da guardare.

Risultavano definiti e senza increspature.

Se l’acqua veniva sottoposta alla parola “odio” i cristalli che si venivano a formare erano scomposti e indefinibili.

Cristalli grezzi e dall’aspetto precario e sgranato.

Da qui è nato il famoso esperimento del riso, in cui il riso viene esposto a dei messaggi per diverso tempo – tipicamente un mese – e da qui la struttura dei chicchi cambia in funzione del messaggio che viene dato.

Nell’esperimento replicato da me, il riso, suddiviso in quattro barattoli, ha ricevuto tre messaggi diversi e l’ultimo solo il silenzio, l’indifferenza.

Per i primi tre barattoli, i messaggi sono stati:

Primo barattolo: Ti amo!

Secondo barattolo: Cretinooooooo (detto in modo affettuoso e complice)

Terzo barattolo: Sei un idiota! (detto con odio, aggressività, disprezzo).

All’ultimo barattolo di riso, come detto, è stato riservato solo silenzio e indifferenza.

I tre barattoli venivano visitati due volte al giorno e veniva loro indirizzata la frase con l’intento suddetto, mentre l’ultimo è stato messo in “castigo” in un angolo abbandonato a sé stesso e non veniva mai visitato.

L’esperimento è durato un mese. Il risultato è il seguente:

Questo significa inequivocabilmente che l’intenzione e le parole che rivolgiamo al mondo generano conseguenze.

L’ambiente uterino è un ambiente acquoso, le emozioni della madre quindi vengono trasmesse al bambino e il nutrimento fisico ed emotivo che la madre assume, gli viene portato.

Mettere i fiori di Bach nell’ombelico è un atto sacro che ci riporta a questa dimensione intima di legame con nostra madre, con ciò che ha vissuto durante la gravidanza, con il rapporto che abbiamo ed abbiamo avuto con lei.

L’ombelico veicola le memorie.

Non solo le dimensioni emotive vengono trasmesse attraverso l’ombelico, ma anche le memorie.

Nella medicina cinese si trasmette l’idea che il bambino nasce con l’energia dei due genitori che farà da base per ciò che potrà realizzare nella propria vita.

Con l’epigenetica, Bruce Lipton spiega che dallo spermatozoo del padre, dall’ovulo della madre, non si trasmettono soltanto i codici genetici, ma anche le propensioni, le idee, le convinzioni che il bambino porterà nella propria vita.

Inoltre attraverso l’imprinting, ogni essere umano “cede” una parte della propria libertà per ottenere la protezione, l’affetto e la vicinanza dei propri cari.

Questo apprendimento inconscio genera le predisposizioni non solo rispetto ai genitori, ma per tutti gli antenati.

Per fare un esempio, un nonno imprenditore finito in miseria, costruisce un ponte di memorie che inconsciamente figli e nipoti tendono a replicare o da cui fuggire.

Mettere i fiori nell’ombelico prima della meditazione coinvolge la rielaborazione, anche inconscia delle memorie e può far percorrere molta strada nel senso dello scioglimento delle memorie negative tramandate nella famiglia.

Coerentemente con il pensiero di Ken Wilber, famoso filosofo americano, io credo che il lavoro interiore si debba basare su due strade parallele, la pulizia delle memorie inconsce e la meditazione.

Lavorare sui traumi, sulle memorie senza meditazioni, non porta la profondità.

La meditazione, come la mindfulness ad esempio, è un ottimo strumento, ma senza il lavoro sui traumi, le convinzioni, le memorie, l’essere umano resta intrappolato nel proprio karma personale.

È come quel sub che non può raggiungere le profondità marine in mancanza di strumenti e, a un certo punto, è obbligato a risalire.

La Floriterapia Transpersonale Evolutiva® è un sistema di crescita che basa la propria funzionalità su questi due aspetti:

meditazione e lavoro sulle memorie, che vanno di pari passo e sono sorrette e allo stesso tempo facilitate dai fiori di Bach nell’ombelico che attivano le memorie, in modo che sia più semplice accedervi per rielaborarle e ne facilitano lo scioglimento.

L’area dell’ombelico è nella zona dell’intestino.

I fiori di Bach usati in questo modo sono anche transdermici, cioè attraversano la pelle.

Quando assumiamo i fiori di bach per bocca, e lo facciamo anche noi, attraversiamo la fase digestiva.

Invece mettendoli nell’ombelico andiamo direttamente alla fase di assorbimento rappresentata dall’intestino.

L’intestino, essendo il secondo cervello, rappresenta anche l’inconscio, infatti si dice “agire di pancia” quando si parla di agire istintivamente.

Sono presenti due moti quindi: l’assorbimento e il collegamento con l’inconscio.

Quindi per favorire un messaggio che venga assorbito direttamente dall’inconscio, mettiamo i fiori nell’ombelico.

Questo ci permette di saltare la fase digestiva e di andare subito a quella di assorbimento.

Oltretutto per questo percorso in cui il focus è la presenza, ho ideato una formula di fiori di Bach apposita, che ho chiamato “Presence”.

Ha lo scopo mirato di aiutare i miei studenti a trovare più facilmente la presenza nella pratica meditativa ed entrare in connessione con quegli aspetti del corpo fisico, di cui ti parlerò più avanti, che sono il vero fulcro della Meditazione Floreale®.

Ci sono molti tipi di meditazione diversa, ma non tutti portano risultati davvero profondi.

Soprattutto le visualizzazioni verso la luce che in realtà non producono altro che ulteriori problemi.

Non sono io a dirlo, ma proprio il Buddha.

In accordo con la dottrina sperimentata durante i ritiri di Vipassana, a cui ho preso parte ormai diverse volte, il Buddha, il grande illuminato, per giungere al nirvana attraversò molte vite mentre era in meditazione sotto l’albero di fico a Bodh Gaya e, giunto alla piena illuminazione, iniziò a trasmettere il suo insegnamento, composto dalle quattro nobili verità e dall’ottuplice sentiero.

La prima delle quattro nobili verità è che nella vita degli esseri senzienti è presente la sofferenza.

Non mi dilungherò in questa sede sulle quattro nobili verità e sull’ottuplice sentiero per motivi di spazio, ma voglio portare la tua attenzione sulla presenza della sofferenza.

La meditazione Vipassana introdotta dal Buddha, insegna a portare l’attenzione su ciò che c’è.

Vipassana è una parola Pali che significa “vedere le cose in profondità, come realmente sono”.

Non andando in mondi illusori che non hanno niente a che fare con la realtà e verso cui molti fuggono perché non hanno gli strumenti per vivere la vita vera, per andare incontro a sé stessi, per vedersi crescere e conoscere.

Molti preferiscono ricorrere alle visualizzazioni positive per non guardare la loro sofferenza negli occhi, proprio perché non sanno come gestirla, ne hanno paura e vogliono scacciarla.

Solo che hanno bisogno di trovare un modo “socialmente accettabile” per farlo e le visualizzazioni sono certo uno di questi.

Non lo giudico, ci vuole molto coraggio per affrontare le proprie ombre, traumi, sofferenze.

Non è un cammino sempre facile e non è un cammino che tutti vogliono e possono affrontare.

Ma è anche l’unico cammino che consente di arrivare alla consapevolezza e alla comprensione di sé e del mondo.

Del passato e del presente.

Coerentemente con la dottrina del Buddha, dato che la sofferenza è insita nella vita umana, il modo per liberarsi dalla sofferenza è ascoltarla.

Dove?

Nel luogo in cui è presente, ovvero il corpo.

Se non avessi bisogno del corpo fisico, non ti saresti incarnato in questa vita sotto forma di essere umano.
Avresti un’energia più alta, con una frequenza più sottile.

Ma se sei qui, è per un motivo e quel motivo è il karma.

La mente cerca un corpo fisico per poter risolvere le proprie ferite sperimentando la sofferenza.

Questo in sunto, è il concetto espresso dal Buddha.

Per cui il corpo e il sentire del corpo (dolore, calore, freddo, tutte le sensazioni) sono centrali in una meditazione realmente efficace.

Non una coperta sul dolore per far finta che non esista, ma un vero e proprio bisturi che ti aiuta a liberarti dalla sofferenza recidendola alla base.

Dopo una lunga esperienza, ho personalizzato la meditazione Vipassana aggiungendole i fiori di Bach nell’ombelico allo scopo di sentire meglio le emozioni e le sensazioni che emergono dalla meditazione per portarle a consapevolezza e sciogliere come zucchero nel thé bollente.

Come detto un lavoro da entrambe le parti:

sciogliere le ferite emotive e contemporaneamente praticare la meditazione per accedere alla frequenze della quiete, della calma, della profondità: frequenze a cui attinge e aspira la vera forza dell’essere umano.

La meditazione libera l’ascolto interiore

La meditazione ci permette di superare il muro dell’ascolto interiore.

La maggior parte delle persone vive solo ed esclusivamente in un mondo esteriore fatto di risposte a stimoli esterni, di reazioni.

Questa non è azione, è sempre reazione.

E questo significa che le persone non sono realmente libere, ma condizionate a rispondere agli stimoli esterni.

Facciamo degli esempi:

tuo padre ti dice che non sei abbastanza bravo o brava, in risposta a questo – cercando di dimostrargli che invece vali – passi buona parte della tua esistenza impegnandoti in un’attività di valore ai suoi occhi, solo per scoprire a 40-50 anni che in realtà non ti interessava davvero.

Hai dimenticato i tuoi sogni, talenti, aspirazioni solo per sentirti amato e accettato.

Hai barattato emozioni e bisogni intimi per ricevere accoglienza.

Spesso ci comportiamo così senza saperlo, senza rendercene conto, senza portare a conspevolezza i nostri reali bisogni interiori.

Lo facciamo perché “è giusto così”.

Perché la società, la famiglia, chi ci circonda si aspetta questo da noi.

Perché siamo intrappolati in aspettative e norme sociali che ci fanno sentire obbligati ad andare in una determinata direzione.

Creando il senso di colpa per aver anche solo osato pensare o desiderare altro.

E lì prendono casa, giusto per citarne alcune, irrequietezza, repressione, senso di colpa, inadeguatezza, rabbia, insofferenza, disistima, insicurezza, fragilità.

Se non impari ad ascoltarti resti ingabbiato da tutte le spinte esterne che ti arrivano come proiettili da ogni lato.

È essenziale imparare a fare il vuoto intorno e dentro di te per far si che la tua vera voce possa venire a galla.

Il bambino che ha bisogno dell’Amore e del riconoscimento da parte dei genitori, cede la propria libertà di scelta in funzione della protezione del clan, della famiglia che così facendo lo include e lo protegge da eventuali pericoli.

Da bambino non sapevi difenderti, nutrirti, proteggerti, pensare a te stesso.

Ognuno di noi ha ubbidito alla volontà del clan familiare, anche chi – apparentemente più libero di altri – ha avuto la “fortuna” di avere una famiglia accondiscendente verso le sue naturali inclinazioni di bambino.

Ma nascendo, ognuno di noi eredita le speranze, gli irrisolti, le fortune, le paure della famiglia, che agiscono dentro di noi in modo inconscio, letteralmente costruendo l’esperienza e il modo in cui vivi la tua vita.

Le convinzioni inconsce funzionano come lenti per vedere la realtà.

Ci permettono di vedere alcune cose e ne escludono altre.

Tutti noi ereditiamo delle convinzioni dalle nostre famiglie e questo fa sì che vediamo il mondo in un certo modo, per cui andiamo d’accordo con alcune persone e con altre no.

Ma quando vuoi cambiare qualcosa di te, qualcosa che non ti piace più, ti scontri con questi muri invisibili che sono le tue convinzioni.

Se agisci solo con la forza di volontà, come quando ti metti a fare l’ennesima dieta che non produce risultati, non ti stai scontrando solo con l’atteggiamento che hai con il cibo.

Non è solo questione di mangiare meno pane o meno pizza.

Non è solo golosità.

Guardando in profondità ti stai scontrando anche con le tue credenze.

Con il significato che il cibo ha nella tua vita.

Con il valore del nutrimento, con le coccole, il calore, l’affetto che hai ricevuto o non ricevuto nella tua vita dalla figure preposte a fornirtelo.

Per questo quando vuoi cambiare qualcosa, se prendi le situazioni solo e sempre di petto, vai a finire di faccia contro questi muri che non puoi vedere ma che sono ben presenti nel tuo inconscio.

E la meditazione in questo caso, ti aiuta a fare spazio dentro di te.

Ti aiuta a comprendere cosa ascoltare e cosa tralasciare.

Ti guida alla scoperta di questi muri invisibili e generazionali e, un mattone alla volta, ti dà la forza di distruggerli.

A proposito di questo molti miei studenti che provengono da esperienza diverse di meditazione mi chiedono qual’è la migliore forma di meditazione.

Qual è la migliore forma di Meditazione?

La Meditazione è parte della razza umana da sempre.

Da millenni, sotto le più diverse forme tra loro, gli esseri umani praticano la meditazione, una sorta di connessione con gli spiriti, con i mondi inferiori o superiori, cercando di espandere la propria consapevolezza per comprendere meglio sé stessi, le proprie esigenze e bisogni.

Per fare chiarezza nella propria vita e vivere liberi, consapevoli, in armonia.

La prima cosa da dire sulla meditazione è che la meditazione è uno strumento, è un mezzo per un fine.

È come un pennello.

Con lo stesso pennello, Michelangelo dipingeva capolavori, un bambino di tre anni, ovviamente, fa degli scarabocchi.

La maestria si raggiunge con la pratica.

Per cui il primo errore da evitare come la peste bubbonica a metà del 1300 è continuare a cambiare metodo, tecnica, processi mentali, abitudini.

Pensare di essere a un buffet pieno di prelibatezze e riempirsi il piattino per assaggiare un po’ di tutto.

Attingere da quel buffet può sembrare invitante ma se assaggi tutte le tecniche di meditazione create fino ad oggi resterai col senso di fame.

Fermandoti all’antipasto senza saziare le tue necessità più viscerali.

Se non dai alla tua mente la possibilità di comprendere a fondo una tecnica per far si che tu possa diventare “maestro” in essa, non raggiungerai traguardi di alcun tipo.

La mente può andare in profondità solo fidandosi dello strumento che usa.

Al decimo anno di patente, guidi meglio che all’esame della patente.

Questo è scontato e per la meditazione funziona esattamente così.

Per cui, il mio consiglio, è di scegliere una tecnica ed andarci dentro fino in fondo.

Questo però significa entrare dentro di te, attraversare le tue emozioni negative, le tue paure, i tuoi limiti ed è questo che la maggior parte delle persone non vuole mai fare.

Allora si limita a volteggiare qua e là come una farfalla, di fiore in fiore, senza mai entrare veramente dentro di sé, il vero luogo dove si trovano i tesori.

È solo quando avrai acquisito una buona padronanza di una tecnica specifica che la meditazione ti mostrerà davvero il tuo volto allo specchio.

In caso contrario continuerai a girare in tondo senza una meta seguendo le tue credenze e convinzioni.

Galleggiando in superficie incapace di immergerti nelle acque della tua interiorità.

Tuttavia come ti ho detto prima non sempre è facile.

Il problema in cui finiscono tutti (ma proprio tutti) i meditatori è che prima o poi, durante la pratica, emergono forti emozioni, non tutte piacevoli.

Cosa fare quando nella meditazione emergono
emozioni forti e non piacevoli?

Innanzitutto è bene comprendere che quando nella pratica meditativa emergono emozioni forti e non piacevoli, significa che la meditazione sta portando risultati.

Sono molti a pensare che la meditazione sia estraniarsi dalla realtà per visitare mondi fantastici con immagini paradisiache o angeliche.

Niente di più sbagliato.

Estraniarsi dai propri pensieri, dimenticandosi del corpo, della sofferenza, non aiuta a crescere.

La meditazione non è una sostanza psicotropa che ti porta in un mondo parallelo fatto di unicorni e zucchero filato.

Ricordi qual è la prima delle quattro nobili verità del buddismo di cui ti ho parlato prima?

È che nell’essere umano è insita la sofferenza.

Il Buddha attraverso la meditazione Vipassana ha insegnato agli esseri umani come guarire dalla sofferenza.

Affrontare il dolore per poterlo scomporre, comprendere, lasciare andare.
Liberarlo e liberarsi.

Ma è un risultato che si può ottenere solo confrontandosi con la sofferenza.

Quindi l’insorgere di emozioni forti durante la meditazione è un passo necessario per la liberazione.

È il sintomo che si sta andando nella direzione giusta.

La meditazione è un’esperienza intensa che coinvolge corpo e mente.

Li fonde e ne valorizza il collegamento viscerale.

La meditazione puoi vederla, toccarla.

Non è raro che durante una seduta meditativa queste sensazioni vengano amplificate in modo esponenziale.

Più volte mi è stata posta una domanda dai miei studenti:

Quando medito, vedo luci e, a volte, persone. Perché? Tutto ciò ha un significato? Devo preoccuparmi?

Si, certo che ha significato.

No, non devi preoccuparti.

Il problema è che la maggior parte delle persone non comprende uno degli aspetti fondamentali della pratica della meditazione:

la conoscenza simbolica è dualistica.

Non lo comprende perché nessuno prima di farle stendere sul tappetino si è preso la briga di spiegarglielo.

Ora, te lo spiego io.

Quando in meditazione vediamo luci oppure immagini, quel simbolo che appare nel nostro campo della coscienza può avere molteplici significati oltre che dimensioni diverse e, in ogni caso, l’unica cosa che dobbiamo evitare è di generare attaccamento nei suoi confronti.

Questo succede spesso quando siamo poco abituati, vediamo comparire dal nulla un’immagine forte che ci colpisce.

Dato che l’inconscio durante la meditazione, porta a galla le parti represse, quell’immagine viene eletta a simbolo perché contiene una parte di noi repressa che vorremmo esprimere.

Succede così che ci attacchiamo a quel simbolo come se fosse finalmente la nostra guida, la nostra strada, la quintessenza del nostro cammino interiore.

Niente di più sbagliato.

È semplicemente una manifestazione, come ce ne sono state e ce ne saranno molte altre lungo il cammino.

Conosco persone che hanno trascorso anni interi nell’attesa perenne di riavere quella visione.

Perché una volta nella loro vita hanno visto un angelo.

Quindi spostano l’attenzione da sé all’immagine.

Queste fugaci esperienze di risveglio vanno integrate nella coscienza, altrimenti restano come quadri in un museo.

Li guardi, sono bellissimi ma poi rimangono in un museo.

E passi la vita in fila alla biglietteria nella speranza di per poter riguardare quel dipinto.

Questo è un effetto della conoscenza dualistica.

Il simbolo arriva alla coscienza con una funzione: semplicemente trasmettere un messaggio.

E quel messaggio è valido per quel momento, per quella situazione specifica.

Come spiego approfonditamente nei 21 giorni di presenza, l’attenzione va subito riportata al corpo, al sentire, perché il simbolo è un’astrazione dal campo della coscienza, mentre il corpo è sempre in contatto con la consapevolezza organica.

Le sensazioni sono ancore che ti ricordano che ci sei, qui e ora.

Le luci o le immagini sono come cartelli autostradali che ti indicano una direzione, ma se ti soffermi a contemplarli perdendoti la consapevoelzza che stai facendo un viaggio, non progredisci.

Come ti ho già detto, ho brevettato un metodo unico che unisce meditazione e fiori di Bach, la Floriterapia Transpersonale Evolutiva.

Ma perché dovresti fidarti di me?

Se già sai chi sono e hai fatto alcuni dei miei percorsi di crescita allora mi conosci.

Altrimenti permettimi di presentarmi.

Sono Max Volpi e amo le profondità dell’anima.

Ho sempre scavato dentro di me per capire chi sono, fin da piccolo.

Studio da oltre 15 anni i fiori di Bach a cui ho dato un vestito nuovo e decisamente più profondo rispetto all’uso che se ne fa di solito.

Ho studiato con il Bach Centre, con Barnard, con Orozco.

Ognuno di loro mi ha dato accesso ad aspetti diversi della floriterapia, anche se sentivo che mancava qualcosa.

Sono passati oltre 15 anni dal primo incontro con i fiori di Bach.
Era un periodo buio, davvero difficile della mia vita, dopo una perdita considerevole non mi ritrovavo nei miei passi e non mi ci sarei ritrovato ancora per diverso tempo.

Mi sentivo fragile e provai vari metodi per sentirmi meglio.

Furono tutti fallimentari.

E ogni volta potevo sentire nettamente che le mie energie diminuivano e con esse la speranza di uscire dal pozzo nero in cui mi trovavo.

Poi mi approcciai ai Fiori di Bach.

La mia prima volta fu pazzesca.

La ricordo ancora come se fosse ieri.

Chiesi al mio libraio di fiducia di procurarmi un libro sui fiori di Bach, mi affidai completamente e mi tuffai di testa nella lettura per scegliere il mio primo fiore di Bach.

Era White Chestnut, il fiore per chi è tormentato da troppi pensieri.

Lo ordinai in farmacia, mi sedetti sul divano, misi due gocce sotto la lingua e mi sentii finalmente sollevato dopo tanto tempo e tanti tentativi andati male.

I pensieri svanirono completamente.

Come le nuvole nel cielo che grazie al vento, lasciano spazio all’azzurro.

Quello fu Ground Zero.

Tutto quello che ne seguì fu un amore sconfinato verso uno degli strumenti di crescita migliori che la natura potesse offrirci.

E te lo dice uno che li ha studiati tanto.

E continuo a studiarli.

E soprattutto li ho provati sulla mia pelle.

Ne ho sperimentato l’immenso potere benefico.

Ho toccato con mano la forza di questo strumento di crescita.

Prima su di me e poi sui numerosi studenti che ho guidato in questi anni.

Purtroppo ancora c’è molta ignoranza.

Troppa.

Di chi pensa che i fiori siano farmaci o rimedi omeopatici.

I fiori di Bach sono strumenti di crescita.

Sono vibrazioni.

Tutto nell’universo è vibrazione.

Ogni cosa creata ha una sua vibrazione.

Edward Bach ha avuto l’infinito merito di studiare, comprendere e applicare lo studio delle vibrazioni alle piante.

Assumere i fiori di Bach equivale ad assumere la vibrazione di queste emozioni.

Così facendo l’organismo viene stimolato a rispondere per guarire.

Perché il nostro organismo sa come autoguarirsi e i fiori di Bach sono uno strumento incredibilmente capace di dire al corpo cosa fare in termini di vibrazioni.

Già quindi la somministrazione orale dei fiori spinge la mente a comprendere quali vibrazioni sta manifestando.

Se sei triste, ti faranno osservare la tristezza.

Se sei arrabbiato ti fanno trovare un canale per farla defluire prima che la repressione diventi velenosa.

Nell’ideare la Floriterapia Transpersonale Evolutiva® ho fatto molto di più.

Ho donato ai fiori di Bach il loro pieno potenziale.

Li ho trasformati in un vero e proprio strumento di crescita.

Ti spiego.

La vibrazione dei fiori, abbiamo detto, permette a chi li assume di sintonizzarsi con le emozioni negative e trasformarle.

Il presupposto comune è che la persona viva quell’emozione.

Se provi distacco dalla realtà, assumere Clematis ti riconnette alla realtà.

Se non lo provi, dicono i terapeuti da sempre, il fiore non farà nessun effetto.

Questo ragionamento riduttivo presuppone che l’essere umano sia una macchina da curare.

Proviene dal riduzionismo scientifico che vede tutti come malati che si curano quando qualcosa non va, altrimenti tutto a posto.

È banale e cieco.

Invece, se apri la mente come un paracadute e la usi per veleggiare verso pensieri nuovi, puoi usare i fiori di Bach come li ho pensati nella Floriterapia Transpersonale Evolutiva®, ovvero come vibrazioni.

Semplicemente vibrazioni.

Chi di noi non ha vibrato almeno una volta alla frequenza del senso di colpa?

E della svalutazione?

Se usi questi strumenti, i fiori di Bach, come grimaldelli apriranno la porta della svalutazione.

Ti faranno osservare dov’è dentro di te, che forma ha, quanto spazio prende.

Attraverso la meditazione il loro potere si decuplica.

Diventano porte per la percezione.

Questo uso è ben lontano da quello che si fa di loro comunemente.

Per questo ho ideato i 21 giorni di presenza con i fiori di Bach.

Voglio lasciare la parola ai miei studenti riportandoti qualche testimonianza:

Con il Percorso dei 21 giorni di Presenza ho iniziato i primi passi per alzare il velo e scoprire cosa c’è sotto.

Questi 21 giorni hanno spalancato le porte alla via della mia verità personale, mi hanno permesso di iniziare a sperimentare cosa significa veramente stare nel QUI ed ORA, con tutto quello che comporta, e iniziare a scoprire il mondo delle Emozioni e del mio corpo in relazione ad esse, un universo infinito per nulla conosciuto.

E’ come nascere a nuova vita. Non nego che sia un duro lavoro , ma quando ti ritrovi a tu per tu con il tuo corpo e ti dai la possibilità di ascoltarlo e scoprirlo con l’accoglienza di una madre senti accadere qualcosa di magico e tutta la fatica viene ripagata.

Io mi ringrazio ogni giorno di essermi messa in gioco con questo percorso che mi ha portato poi a scegliere di frequentare la Scuola delle Emozioni, e ringrazio Max e i tutor per dare la preziosa possibilità di creare una nuova via. Saluti dalla tribù dell’accanimento!

Giulia

Questo percorso è stato per me un grande arricchimento personale perché, essendo Naturopata e praticando yoga da quasi 20 anni, ho potuto mettere insieme l’esperienza della meditazione con quella dei Fiori di Bach.

Ma non è tutto! Gli esercizi che vengono proposti ti aiutano a “leggerti”, a capire cose di te che erano sempre rimaste un po’ in stand-by e alle quali non sapevi dare un nome.

Chi è in cerca di un cammino interiore, ha trovato la strada giusta “
Un abbraccio,

Marina

Con i 21 gg di presenza ho capito che la semplicità è il miglior aiuto che andiamo dannatamente e freneticamente cercando. La semplicità del respiro, la semplicità dell’ascolto. Siamo così abituati a riempire la nostra vita di cose inutili, che vanno di moda, che fanno tutti, ma che ti portano lontano da te stessa.

Trovare il tempo per sé, prendere coscienza della bellezza e della pienezza che si prova a dedicarsi a sé stessi, per conoscersi e per prendersi cura di quelle parti di te che spesso giudichi e non accetti.

E inizi a capire che tutto è perfetto, che tutto è presente e fa parte di te.

E inizi a capire che quelle parti che tanto giudichi ti rendono speciale perché in un mondo dualistico c’è sempre l’altra faccia della medaglia, c’è sempre un’ottava alta di ogni emozione provata, che ogni esperienza che hai vissuto, ti ha insegnato aspetti che formano il tuo bagaglio di vita.

I 21 giorni di presenza sono stati l’inizio di uno sguardo diverso alla vita, nuovo, una tirata di freno a mano per capire dove sono, per avere il tempo di vedere quello che mi circonda e iniziare a vedere davvero chi sono … imparare a far parlare quella parte di me più saggia che tutto sa e che è pronta per guidarmi in questo percorso di nome vita.

Questi sono stati per me i 21 gg di presenza.
Grazie Max, grande capo Tribù dell’accanimento!

Sara

Durante questo percorso la strada non è stata assolutamente semplice. Mi sono resa conto che ho perduto l’ascolto di me stessa e per questo mi sono molto arrabbiata, poi i 21 giorni di presenza mi hanno portato a capire che sono io la più grande nemica di me stessa, che mi giudico troppo e non mi assolvo mai.

Proprio per tutti questi motivi ho deciso di farmi questo regalo, che è diventato un viaggio in cui i tanti pesi nella valigia da li ho lasciati lungo la strada. Sostenuta, ascoltata, non compatita, ma compresa e guidata. Grazie

Gabriella

21 giorni di presenza mi ha fatto comprendere che non sono una nave alla deriva in balia del tempo e delle emozioni incontrollate, ma posso prendere il comando della nave e decidere io dove voglio andare.

4 mesi fa ero completamente presa dalla rabbia e davo colpa agli altri per tutto quello che mi accadeva, 21 giorni mi ha insegnato che ho un’arma potentissima per gestire gli imprevisti:” il respiro”.

Oltre a darmi vita, mi calma mi centra e mi permette di riprendere il controllo del timone, ora so che tutto passa, tutto è energia e tutto è vita. Sono sempre più determinata a lavorare su me stessa, ho deciso di continuare il percorso con la Scuola delle Emozioni e a smettere di dare la colpa agli altri di tutto ciò che mi succede.

Ho deciso di rispettarmi e volermi bene, ma di prendermi le mie responsabilità in questa vita, così ora sono dentro alla Scuola delle Emozioni e anche se con fatica, cerco di apprendere il più possibile per ottenere maggiore conoscenza delle dinamiche che si muovono dentro di me, per raggiungere maggiore pace e serenità.

Raffaella
membro attivo della tribù dell’accanimento

Queste sono le parole di alcuni dei miei studenti.

Persone che, con estremo coraggio, hanno realmente affrontato sé stesse e si stanno muovendo verso la conoscenza vera e profonda.

Quella che non è tutta rosa e fiori.

Che a volte può essere scomoda o metterti davanti a sensazioni poco piacevoli ma che è l’unica strada per la rinascita interiore.

I miei percorsi di crescita hanno dei punti cardine ai quali ho dedicato massima attenzione.

I 21 giorni di presenza sono un percorso:

Pratico: Non solo teoria e affascinanti filosofie.
Qui potrai avere da subito strumenti concreti e pratici per vivere pienamente l’esperienza della meditazione coi fiori di Bach.

Irreplicabile: La meditazione Floreale® è unica per il semplice fatto che è una mia esclusiva.

È il frutto maturo che cade ai tuoi piedi, su cui lavoro da anni e che fonde come in un brodo primordiale gli elementi per darti uno strumento efficace e pratico non solo per apprendere a meditare ma anche per risolvere le tue ferite emotive.

Nessun altro può proportela.

Corsi sulla meditazione o sui fiori di Bach ce ne sono davvero tantissimi.

Ma nessuno può offrirti un percorso che unisca questi due potentissimi strumenti di crescita.

Semplicemente perché è un mio brevetto, una mia creatura nata dopo anni di ricerca e pratica.

Un percorso di crescita strutturato e pensato fin dalle viscere per poterti donare il meglio di queste due fantastiche discipline.

Tribù: Iniziare un percorso con noi ti fa entrare all’interno della nostra “tribù dell’accanimento”.
Che non è solo un nomignolo. 

È uno stato d’animo. 

È la sicurezza di avere sempre qualcuno con cui confrontarsi che ha già passato ciò che stai vivendo o lo sta passando in quel momento.

È la garanzia di avere un tutor o me che ti sproniamo o che rispondiamo ai tuoi quesiti.

È il valore aggiunto di far parte di un gruppo ristretto di persone straordinarie che, come te, hanno scelto di strappare il velo dagli occhi e iniziare a sentire e sentirsi.

I benefici di dire “Sì, voglio darmi questa opportunità”

Partiamo col dire che la meditazione floreale è una meditazione molto più intensa e profonda proprio perché usando i fiori di Bach, il tuo sentire si amplifica ed hai accesso a un ascolto più profondo delle parti nascoste a cui potresti accedere solo se facessi ore e ore di meditazione al giorno.

Sicuramente è anche impegnativa.

Perché ti metterà di fronte anche alle emozioni non piacevoli.

Ma con la consapevolezza che è necessario affrontarle e digerire per poter andare oltre.

Per poter raggiungere la pace.

L’accettazione.

La sospensione del giudizio.

La serenità.

La leggerezza.

La stessa leggerezza che dona la conoscenza delle profondità.

Una leggerezza consapevole e mai superficiale.

Senza questo non ti senti mai “a posto”.

Non ti senti a casa in nessun luogo.

Hai la testa annebbiata e i pensieri intricati.

Annodati.

E non ci sono pettini per sciogliere i nodi dell’anima.

Né balsami districanti.

E intanto si procede a tentoni e a fatica nella vita.

Sentendo il peso di qualcosa che non sai bene cosa sia.

Un richiamo lontano.

Atavico.

Quella spinta primitiva a trovare un senso dentro tutte le cose.

Un senso al mondo, all’universo – specialmente quello che hai dentro.

Trovare la serenità di vivere una vita che a volte non comprendi, non condividi.

Che trovi ingiusta e a tratti svilente.

Perché dentro di te senti che la vita non è solo questo.

Non è solo il tran tran quotidiano.

Lavoro, casa, spesa.

C’è un macrocosmo dentro di te che chiede a gran voce di essere ascoltato e scoperto.

Che chiede di non essere abbandonato a sé stesso, coperto da fitta edera come su un muro vecchio e logoro.

E che invece potrebbe risplendere di luce propria.

Perché se senti di essere un pallido riflesso di qualcosa che non ti appartiene è ora di sprigionare l’energia creatrice che è in te.

Per farlo c’è solo un modo.

Smettere di stare immobile e attendere che l’energia si generi da sola.

È fondamentale e necessario compiere il primo passo per uscire dal gelo che ti tiene cristallizzata in una vita sempre uguale a sé stessa.

Perché, come diceva Ghandi, sei tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

Sta a te la scelta.

Puoi scegliere di non scegliere.

Che è forse la più subdola e dannosa delle scelte.

Perché non è consapevole.

Non ti fa rendere conto che non compiere nessuna azione è una scelta vera e propria con conseguenze pesanti come macigni.

Quindi è la scelta di non volersi dare la possibilità di sbocciare ed evolversi.

È la scelta che ti terrà bloccata in questo sentire piatto e questa bruciante sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato.

Restando lì.

Giorno dopo giorno.

Uno uguale all’altro.

In un vortice senza fine.

Oppure puoi scegliere di alzarti da quella sedia immersa nell’ombra e alzare la testa per farti illuminare dagli astri celesti e rimandargli la tua luce.

Se scegli di lavorare con me nei 21 giorni di Presenza con i fiori di Bach, all’interno del percorso troverai 3 settimane di lavoro su te stessa organizzati in un crescendo per far si che tu possa comprendere le basi, applicarle e costruire dentro di te tutti i passaggi reali per far si che la meditazione non sia solo una bella idea di crescita su una nuvoletta lontana, ma una pratica concreta che applicata tutti i giorni, ti possa dare accesso alle vere profondità di te stessa:

SETTIMANA 1

  1. Spiegazione del percorso
  2. Respirare con Presence®
  3. Il respiro e i palmi, i punti a cui tornare
  4. Quando inspiro, so che sto inspirando
  5. Quale posizione è davvero importante?
  6. Concentrazione non significa rigidità o tensione
  7. Quando praticare? Quando sono calmo o quando sono agitato?
  8. Sto respirando o pensando di respirare?
  9. Il respiro come preparazione per l’ascolto del corpo
  10. Esercizio: caricare i chakra della mani / Riflettere e Connettere
  11. Meditazione: Anapana

SETTIMANA 2

  1. Bodyscan con Presence®
  2. Cos’è la Vipassana
  3. Sensazioni senza azioni
  4. Sentire o non sentire, questo è il problema
  5. Differenze tra Mindfulness e Vipassana
  6. Entrare dentro sé stessi
  7. Il dolore e il suo significato
  8. Esercizio: Sviluppare il Testimone
  9. Meditazione: Bodyscan

SETTIMANA 3

  1. Il ruolo delle emozioni
  2. Attenzione espansa Vs. Attenzione focalizzata
  3. Le Paure dell’Inconscio
  4. Le Resistenze
  5. Avvicinarsi e Distanziarsi
  6. La ripetizione è la chiave
  7. Come procedere da qui
  8. Esercizio: Esagerare le Emozioni
  9. Meditazione: Bodyscan

L’unione di Mindfulness, Fiori di Bach e Intelligenza Emozionale, ti guiderà alla scoperta e comprensione dei tuoi reali bisogni.

Il costo, per 21 giorni a partire da oggi, sarà di soli

€ 49,00 € 98,00

Per poi diventare € 98,00

Perché così poco per ora?

Perché voglio che tu non ti faccia scappare l’opportunità di muoverti al ritmo del tuo battito.

Del tuo respiro.

Del tuo sentire.

Perché è importante che tu possa scoprire il meraviglioso mondo di luce che hai dentro.

E perché questo percorso è indispensabile per poter poi fare qualsiasi altro corso di lavoro più importante e lungo come le Costellazioni Floreali® o la Scuola delle Emozioni.

Per essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

Ricapitolando, con l’accesso ai 21 giorni di Presenza con i Fiori di bach, hai accesso all’unico programma di Meditazione Floreale® esistente, dove verrai accompagnata da me, giorno dopo giorno, per tre settimane, in un percorso di crescita in cui imparerai la meditazione tradizionale buddista (da cui è stata tratta la Mindfulness) con l’ingrediente segreto che mi contraddistingue, l’uso dei fiori di Bach nell’ombelico che amplifica il tuo sentire e ti permette di entrare profondamente in contatto con le tue emozioni e le sensazioni corporee.

Questo ha lo scopo di portarti davvero dentro di te e da lì, partire per un viaggio che non ha fine perché va direttamente verso l’infinito.

Ricordati che il nostro organismo rispecchia integralmente l’universo.

Quindi attraverso l’organismo umano, è possibile conoscere il tutto.

Sono 21 giorni strutturati per fornirti gli strumenti per iniziare a meditare efficacemente, oppure a rendere la tua meditazione efficace, se quella che pratichi non ti fornisce i risultati che aspetti, o ancora se vuoi drasticamente migliorarli.

Il prezzo di € 49,00 è valido ancora per:

Giorni
Ore
Minuti
Secondi

dopodiché andrà a € 98,00

Quindi affrettati se vuoi entrare nella tribù dell’accanimento ed essere fra i coraggiosi che davvero vogliono cambiare la propria vita supportati da un metodo unico, esclusivo e straordinariamente efficace.

Per diventare un membro della tribù dell’accanimento